Perchè coltivare Bio?

Perchè coltivare Bio?
Perchè coltivare Bio?

Il termine “agricoltura biologica” indica un metodo di coltivazione e di allevamento che ammette solo l’impiego di sostanze naturali, presenti cioè in natura, escludendo l’utilizzo di sostanze di sintesi chimica (concimi, diserbanti, insetticidi).

Agricoltura biologica significa sviluppare un modello di produzione che eviti lo sfruttamento eccessivo delle risorse naturali, in particolare del suolo, dell’acqua e dell’aria, utilizzando invece tali risorse all’interno di un modello di sviluppo che possa durare nel tempo.

Per salvaguardare la fertilità naturale di un terreno, gli agricoltori biologici utilizzano materiale organico e, ricorrendo ad appropriate tecniche agricole, non lo sfruttano in modo intensivo.

Per quanto riguarda i sistemi di allevamento, si pone la massima attenzione al benessere degli animali, che si nutrono di erba e foraggio biologico e non assumono antibiotici, ormoni o altre sostanze che stimolino artificialmente la crescita e la produzione di latte. Inoltre, nelle aziende agricole devono esserci ampi spazi perché gli animali possano muoversi e pascolare liberamente.

Vediamo ora cosa vuol dire coltivazione biologica e qual è la differenza rispetto alle forme di agricoltura oggi comunemente usate.
Per prima cosa, l’agricoltura biologica per la crescita e lo sviluppo delle specie vegetali non utilizza prodotti chimici di sintesi, quali i fitofarmaci e i fertilizzanti chimici, e prova invece a sfruttare la naturale presenza di elementi organici nel terreno, i quali vengono salvaguardati intervenendo in maniera limitata e rispettosa dell’ecosistema in cui si va ad operare.

Dunque la differenza principale tra agricoltura biologica e tradizionale risiede nei metodi di produzione; l’agricoltura tradizionale (a partire dagli anni ’70, cioè dall’introduzione dei pesticidi in agricoltura) vive di prodotti derivati dall’industria chimica; al contrario l’agricoltura biologica per lo sviluppo delle specie vegetali utilizza fertilizzanti organici (cioè generati dagli stessi processi vegetali), salvaguarda la naturale fertilità dei terreni attraverso la pratica delle rotazioni colturali, ed attua una difesa antiparassitaria basata su metodi e tecniche (ad esempio la pacciamatura e il macerato d’ortica) che tutelano l’intero eco-sistema, ad impatto ambientale zero e con notevole riduzione dei costi di produzione

Per chi decide di coltivare biologico il primo ed indubbio vantaggio che balza agli occhi è quello di avere sulla propria tavola un prodotto orticolo di qualità nutritiva eccellente e libero da qualsiasi contaminazione chimica. Inoltre, così facendo, salvaguarderà la naturale fertilità del proprio terreno, evitando ogni forma d’inquinamento determinato dalle tecniche agricole industriali.

Chiunque abbia a disposizione un pezzo di terra o anche un balcone ben soleggiato, può cimentarsi nella pratica della coltivazione biologica, ed avere la soddisfazione di portare sulla propria tavola qualcosa di unico e speciale, un prodotto non manipolato da nessuno, ad esclusione che dalle proprie mani e dal proprio amore.

I PESTICIDI AVVELENANO IL NOSTRO CIBO

Qualsiasi  alimento  preveda  il  nostro  menu,  noi  ingeriamo  qualcosa  che  non  abbiamo programmato: una dose sconosciuta di tossiche sostanze chimiche. Nell’agricoltura  convenzionale,  per  produrre  di  più  e  per  ottenere  guadagni  sempre  maggiori,  si  usano  sostanze chimiche  tossiche  (pesticidi,  diserbanti,  insetticidi  e  concimi  chimici)  che  stanno  portando  conseguenze  molto  dannose agli animali, all’ambiente e alla salute dell’uomo. I  pesticidi,  chiamati  anche  fitofarmaci,  vengono  utilizzati  nell’agricoltura  convenzionale  per  combattere  gli  insetti e i patogeni  che danneggiano  le  colture,  inoltre  vengono  usati  in  grande  quantità  durante  il  trasporto  e  durante  la  giacenza  dei  prodotti alimentari nei magazzini e nei silos. Alcuni  pesticidi  causano  gravi  danni  al  sistema  nervoso  e  paralizzano  i  processi  vitali  non  solo  negli  insetti,  ma  anche nell’uomo. La  storia  dei  pesticidi  chimici  risale  agli  anni  ’40,  quando  venne  prodotto  e  immesso  nel  mercato  il  DDT,  un  insetticida che   venne   largamente   utilizzato   in   agricoltura.   Negli   anni   ’50,   le   dosi   di   impiego   del   DDT   e   di   altri   insetticidi aumentarono  fino  a  tre  volte  per  via  della  comparsa  di  insetti  resistenti  al  loro  impiego.  Già  negli  anni  ’60  in America  si producevano  300.000  tonnellate  di  insetticidi  ogni  anno.  Essi  sono  stati  usati,  senza  alcun  criterio,  contro  gli  insetti  del grano o di altre colture, ma anche contro formiche, mosche, zanzare, maggiolini ecc…Nel  1962  venne  pubblicato  negli  Stati  Uniti  il  libro  della  biologa  Rachel  Carson  “Primavera  silenziosa”,  un’analisi panoramica  del  danno  che  i  pesticidi  chimici  stavano  causando  all’ambiente,  alla  fauna  e  agli  esseri  umani.  Il  libro denunciava  il  DDT  come  causa  del  cancro  e  nocivo  nella  riproduzione  degli  uccelli  dei  quali  assottigliava  lo  spessore del  guscio  delle  uova.  La  Carson  riferisce  che  nel  Michigan,  alcuni  giorni  dopo  una  nevicata  di  polvere  insetticida  su 11.000  ettari  di  terreno,  furono  trovati  uccelli  morti  in  seguito  all’ingestione  di  vermi  e  insetti  intossicati  dal  DDT.  Anche animali  come  conigli,  scoiattoli,  gatti,  sparirono  e  quelli  sopravvissuti  restarono  sterili.  Il  libro  causò  clamore  nell’opinione pubblica e diede inizio al movimento ambientalista. Tra  gli  anni  ’70  e  gli  anni  ’80  il  DDT  venne  messo  al  bando  nella  maggior  parte  delle  nazioni  sviluppate,  ma  non  nei Paesi   del  Terzo   Mondo   dove   ancora   oggi   il   DDT   viene   utilizzato   in   agricoltura   per   cui   tutti   i   prodotti   alimentari provenienti  da  quelle  regioni,  arrivano  a  noi  contaminati.  Il  DDT  venne  sostituito  da  altri  pesticidi  sintetici,  in  particolare gli  organofosforici,  anch’essi  molto  dannosi  per  la  salute  degli  animali  e  degli  uomini.  I  pesticidi  sono  ora  presenti  in tutta la catena alimentare, anche nel plancton e nei pesci dell’Oceano Artico.

DANNI ALLA SALUTE

I  pesticidi  chimici  sono  stati  creati  proprio  per  essere  tossici,  per  uccidere  i  parassiti  delle  piante.  Nel  suo  libro  “Salvate il  vostro  corpo”  la  Dott.ssa  Kousmine  riferisce  un  episodio  che  ci  fa  comprendere  la  pericolosità  di  queste  sostanze:  un operaio,  mentre  preparava  una  soluzione  di  PENTACLOROFENOLO,  fece  cadere  per  sbaglio  un  arnese  da  lavoro  nel recipiente  che  conteneva  la  soluzione,  per  recuperare  l’arnese,  affondò  mano  e  braccio  in  quel  liquido.  Nonostante fosse  andato  a  lavarsi  subito  dopo,  morì  il  giorno  seguente.  Pesticidi  ed  erbicidi  si  accumulano  nelle  ghiandole endocrine  che,  essendo  ricche  di  grassi,  sono  il  bersaglio  preferito  delle  sostanze  chimiche;  esse  si  accumulano  e restano  in  questi  organi  per  anni,  provocando  squilibri  ormonali  che  si  ripercuotono  su  tutto  l’organismo.  Per  esempio  lo squilibrio  del  pancreas  (una  delle  ghiandole  endocrine)  può  provocare  disturbi  diabetici  mentre  lo  squilibrio  delle ghiandole  surrenali,  che  regolano  con  i  loro  ormoni  la  vitalità  dell’organismo,  procurano  sintomi  come:  stanchezza, scarsa  adattabilità  a  situazioni  stressanti,  tensione. Anche  le  ghiandole  riproduttrici,  testicoli  e  ovaie,  ricche  di  lipidi, favoriscono  la  concentrazione  dei  pesticidi.  Ciò  comporta  una  notevole  riduzione  della  fertilità,  sia  negli  uomini  che nelle  donne.  Da  una  ricerca  dell’Istituto  di  Fisioterapia  della  Riproduzione  dell’Università  di  Pisa  è  emerso  che  estrogeni e  pesticidi  sono  la  causa  di  una  drastica  riduzione  degli  spermatozoi  nei  giovani  adulti  di  oggi.  L’accumulo  di  pesticidi nelle   ovaie   può   causare   cisti   ovariche   e   alterazioni   del   ciclo   mestruale   nelle   donne.   L’Associazione   Italiana Endometriosi  da  tempo  denuncia  i  collegamenti  sempre  più  evidenti  tra  la  presenza  di  pesticidi  e  la  diffusione  di  questa malattia  che  in  Italia  interessa  il  4%  dei  10.000  ricoveri  femminili  annui. Anche  il  fegato,  i  reni  e  il  sistema  nervoso  sono sede  di  accumulo  dei  pesticidi  che,  col  tempo,  causano  danni  irreparabili.  La  Iarc  (International  agency  for  research  on cancer  –  agenzia  internazionale  per  la  ricerca  sul  cancro)  di  Lione,  dopo  uno  studio  sui  pesticidi  e  gli  erbicidi  ha concluso  che  molti  di  essi  sono  cancerogeni.  I  pesticidi  possono  anche  causare  variazioni  nell’embrione  o  nel  feto  e nei  caratteri  ereditari  dell’individuo.  I  composti  organofosforici  e  la  formaldeide  possono  causare  malattie  allergiche, in  particolare  quelle  della  prima  infanzia  (riniti,  congiuntiviti,  dermatiti  e  asma  bronchiale  sono  i  sintomi  più  comuni  di allergie)  che  sono  in  notevole  aumento  in  questi  ultimi  anni  proprio  a  causa  della  massiccia  presenza  di  pesticidi  nei cibi.  Il  problema  della  violenza  nei  ragazzi  in  età  scolare  sembra  collegato,  oltre  che  a  fattori  familiari  o  di  stile  di  vita, anche all’azione dei pesticidi sulle ghiandole endocrine, in particolare la tiroide. Esiste  una  normativa  che  fissa  la  “dose  massima  consentita”  dei  residui  di  pesticidi  negli  alimenti,  stabilita  in  base  al principio  che,  per  ogni  sostanza  tossica,  è  possibile  stabilire  una  quantità  che  non  danneggia  l’organismo.  Questo principio  è  scientificamente  molto  discutibile,  perché  non  tiene  conto  degli  effetti  a  lungo  termine  dei  pesticidi,  né  del fenomeno dell’accumulo delle sostanze tossiche negli organi, che produce effetti non sempre prevedibili. Non  dimentichiamo  che  i  bambini  sono  più  a  rischio:  infatti  la  quantità  di  cibo  che  assumono  in  relazione  al  loro  peso  è maggiore  rispetto  al  rapporto  cibo-peso  dell’adulto.  Inoltre  il  sistema  immunitario  dei  piccoli  è  ancora  immaturo  e  la capacità  di  reagire  agli  agenti  tossici  e  di  eliminarli  è  ridotta.  Secondo  dati  raccolti  dal  Consiglio  di  Difesa  delle  Risorse Naturali  (NRDC),  ogni  anno  da  5  a  6  mila  individui  negli  USA  si  ammalano  di  cancro  per  aver  assunto  pesticidi attraverso la frutta e la verdura consumate nei primi anni di vita. LA COSIDDETTA “SOGLIA DI TOSSICITA”Quando  si  fissa  per  legge  la  quantità  massima  di  un  veleno  consentita  in  un  alimento  per  poterlo  consumare  senza pericolo,  si  trascura  un  principio  scientifico  importante:  quello  che  riguarda  la  definizione  della  soglia  di  tossicità.  Gli studi  fatti  dai  ricercatori  Druckey  e  Schmahl,  citati  da  Claude  Aubert  in  “Agriculturebiologique”  (Parigi  –  1977)  hanno portato  alla  seguente  conclusione,  che  cozza  contro  l’opinione  comune  degli  scienziati:  se  con  una  certa  quantità giornaliera  di  sostanza  tossica  si  provoca  il  cancro  in  una  cavia  nel  giro  di  250  giorni,  quando  si  riduce  di  30  volte  la quantità  giornaliera,  il  cancro  appare  dopo  un  periodo  più  lungo  (900  giorni).  Il  dato  stupefacente  è  che  la  quantità totale  di  prodotto  tossico  somministrato  nel  primo  caso  è  di  850  mg,  mentre  nel  secondo  caso  è  di  90  mg.  Quasi  un decimo!  Questo  significa  che  se  si  diminuisce  la  quantità  di  veleno  giornaliero,  ci  si  ammala  più  tardi,  ma  con  una quantità  complessiva  molto  inferiore.  Allora  che  significato  può  avere  stabilire  un  particolare  valore  minimo  di  veleno, cioè  una  soglia  di  tossicità?  Non  ha  alcun  senso,  perché  ad  una  dose  giornaliera  più  bassa  corrisponde  una  dose complessiva letale più bassa. Per  essere  più  chiari  facciamo  un  esempio  semplificato.  Se  per  morire  occorre  un  bicchiere  di  un  dato  veleno  preso  in una  volta  sola,  qualora  se  ne  beva  un  solo  cucchiaino  al  giorno,  non  si  morirà  dopo  aver  assunto  l’equivalente  di  un bicchiere,  bensì  dopo  aver  assunto  un  quarto  di  bicchiere. Applicando  questo  principio  ai  residui  di  pesticidi  che  restano negli  alimenti,  è  evidente  che  anche  le  piccole  dosi  ammesse  come  innocue  dalla  legge  hanno  un  effetto  dannoso,  in tempi  lunghi,  ma  con  quantità  molto  piccole.  Ecco  perché  non  basta  avere  pochi  pesticidi  negli  alimenti,  non  bisogna averli affatto. (Fonte: Pericolosità dei pesticidi www.mednat.org)Inoltre  è  stato  provato  che  le  sostanze  chimiche  reagiscono  in  sinergia  quando  vengono  mischiate  fra  loro.  Alcuni ricercatori  del  Center  for  BiomedicalResearch  hanno  scoperto  che  due  sostanze  chimiche  debolmente  estrogene,  se accoppiate,   diventano   1.600   volte   più   potenti.   Anche   pesticidi   quali   il   Malathion   e   altri   organofosfati,   se somministrati  simultaneamente,  si  rivelano  50  volte  più  tossici.  È  tuttavia  prassi  diffusa  da  parte  dei  produttori applicare  diverse  sostanze  chimiche  sullo  stesso  prodotto:  un  escamotage  per  aggirare  i  limiti  consentiti  per  ogni singola  sostanza.  Lo  confermano  i  dati  forniti  dai  laboratori  pubblici  provinciali  e  regionali  relativi  alle  analisi  condotte nel  corso  del  2006  (pubblicati  da  Legambiente  nel  dossier  “Pesticidi  nel  piatto  2007”):  sono  stati  trovati  5  o  più  pesticidi in  campioni  di  mele,  pere,  pesche,  fragole,  uva,  olio  d’oliva,  analizzati  in  varie  regioni  italiane.  Scegliendo  frutta  e verdura  sulle  bancarelle  del  mercato  o  sui  banchi  del  supermercato,  ci  portiamo  a  casa  insieme  alle  mele,  alle  arance, ai  peperoni,  alle  carote,  ai  carciofi,  all’insalata  …  un  bel  carico  di  erbicidi,  antiparassitari,  funghicidi  e  concimi  chimici. Una mela al giorno… può essere molto dannosa, se non è biologica.

GLI ADDITIVI CHIMICI

Anche   gli   additivi   chimici,   che   spesso   vengono   aggiunti   agli   alimenti   (coloranti,   aromatizzanti,   emulsionanti, stabilizzanti,  addensanti,  antimicrobici,  eccetera),  possono  costituire  una  minaccia  per  la  salute  umana,  poiché  sono anch’essi tossici e quindi dannosi per la salute.E’  difficile  individuare  e  quantificare  i  danni  che  ci  possono  derivare  dal  consumo  di  cibi  contenenti  additivi,  dato  anche il loro numero e la loro grande diffusione.Per  fare  un  solo  esempio:  l’anidride  solforosa  si  trova  in  numerosissime  preparazioni  alimentari:  verdure  sott’olio  e sott’aceto,  vino,  aceto,  bibite  analcoliche,  birra,  confetture,  farina,  frutta  e  funghi  secchi,  succhi  di  frutta,  fiocchi  di patate,  e  tanti  altri  ancora!  Oltretutto  essa  spesso  viene  usata  solo  per  rendere  i  cibi  più  belli!  (per  mascherare  magari la  cattiva  qualità  delle  materie  prime).  Uno  studio  condotto  presso  l’università  di  Southampton  (Gran  Bretagna)  su richiesta  dell’Agenzia  britannica  di  controllo  sui  cibi  (FSA),  pubblicato  sulla  rivista  The  Lancet,  ha  dimostrato  che additivi,  conservanti  e  coloranti,  contenuti  in  bibite  e  merendine,  gelati,  caramelle,  chewing-gum  possono  provocare iperattività e deficit dell’attenzione nei bambini. Per  non  esporsi  al  rischio  di  ingerire  sostanze  tossiche,  un  numero  sempre  maggiore  di  persone  consuma  prodotti alimentari  derivanti  da  coltivazioni  biologiche  che  escludono  l’uso  di  diserbanti,  pesticidi,  concimi  chimici  e  OGM (Organismi  Modificati  Geneticamente).  La  scelta  di  alimentarsi  con  cibi  biologici  permette  infatti  di  evitare  i  danni  che le  sostanze  chimiche  producono  nel  nostro  organismo  fornendo  al  nostro  corpo  tutte  le  sostanze  nutritive  necessarie per mantenere la salute.

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